La Torre di Babele (Parte II). The Tower of Babel (Part 2)

La TORRE DI BABELE.   Parte II


In questa seconda parte parlerò di come si possono studiare e classificare le lingue parlate ancora oggi e quelle cosiddette “morte”. Tutto ciò porterà alla stessa conclusione cui siamo arrivati nella Parte I: le lingue sono tutte imparentate tra loro e discendono tutte da un unico ceppo!!!

ORIGINE DELLE LINGUE.

Il primo passo da fare nello studio comparativo delle lingue è l’individuazione dei suon vocalici e consonantici. Pensate infatti ai dialetti italiani, specie quelli del sud: essi presentano una enorme varietà di suoni. Ad esempio il dialetto di Foggia (mia città natale) presenta 14 vocali contro le 7 della lingua italiana (distinguendo le vocali aperte da quelle chiuse). Analogamente le consonanti sorde italiane, come p, k, t, dopo le nasali m ed n si trasformano in foggiano in b, g, d .

Determinata dunque laddove possibile una associazione tra suoni vocalici, suoni consonantici e suoni sillabici (intesi come gruppi misti di consonanti e vocali), il secondo passo da fare è l’individuazione delle “radici” delle parole. La radice è generalmente costituita da un gruppo di 2 o più consonanti e vocali che costituiscono l’ossatura di numerose parole che ruotano attorno a quel concetto. Ad es. la radice italiana “am” associata al concetto di “amore” costituisce la base per la coniugazione del verbo “amare” e di numerosi sostantivi, aggettivi, parole derivate (inn”am”orarsi, amabile,…).

Il terzo passo è quello della individuazione degli affissi (prefissi, suffissi) che danno un valore aggiunto alla radice cui si applicano.

Fatto tutto ciò è possibile passare ad una analisi comparativa, con l’utilizzo delle concordanze e della tassonomia, una disciplina matematica che consente di classificare un insieme in base alla distribuzione attorno a dei parametri. In pratica, nello studio delle lingue, si costituisce una base-dati delle parole delle lingue che si vuole confrontare, si sceglie una radice e si calcolano le ricorrenze di quella radice in tutte le parole a disposizione. Maggiore è la frequenza, maggiore la probabilità di parentela tra le lingue. Ad oggi lo studio tassonometrico si basa su una matematica bidimensionale (presenza di ciascuna radice singolarmente in tutte le parole). Una analisi non ancora sperimentata (per quanto mi risulta) potrebbe essere “l’analisi multidimensionale dei dati” in cui si potrebbero raffrontare l’insieme delle radici con l’insieme di tutte le parole delle lingue che si studiano. Questo tipo di analisi metterebbe in evidenza analogie e parentele oggi solo intuite, ma poco dimostrate.

Gli studi tassonometrici di Greenberg e di Ruhlen hanno messo in evidenza che le 5000 lingue oggi parlate sono tra loro imparentate: dodici famiglie di lingue in tutto. Riporto qui la classificazione di Rhulen:

 

Le lingue africane:

1.            Khoisan (nel sud)

2.            Nigero-Kordofaniana (in gran parte del centro)

3.            Nilo-Sahariana (nelle zone del Nilo e del Sahara)

4.            Afroasiatica (in tutto il nord e la penisola arabica)

 

Le lingue euroasiatiche:

5.            Dravidico (India sud-orientale, Sri Lanka, aree di Pakistan, di Nepal, di Bangladesh, dell’Afghanistan)

6.            Cartvelico (Georgia)

7.            Euroasiatico (quasi tutta l’Europa, quasi tutta l’Asia, zone nordiche dell’America settentionale)

8.            Dené-Caucasico (paesi baschi, area del Caucaso)

 

Le lingue dell’Asia sud-orientale e dell’Oceania:

9.            Indopacifico

10.          Austrico

11.          Australiano

Le lingue Americane:

8.            Dené-Caucasico (Canada, Arizona)

12.          Amerindio (tutto il resto del continente)

Ma ancora di più: è stata individuata una parentela tra tutte queste 12 famiglie, avvalorando l’ipotesi ormai non più remota di una origine comune di tutte le lingue del mondo, così come Cavalli-Sforza lo ha dimostrato dal punto di vista genetico.

Libri consigliati: Ruhlen: L’origine delle lingue [Adelphi]

Immagini da Internet 

The Tower of Babel.Part II

In this second part I will discuss how you can study and classify the languages ​​spoken today and also the one so-called “death”.  This will lead to the same conclusion we arrived in Part I:   The languages ​​are all related to each other and all descend from a single strain!

ORIGIN OF LANGUAGES.

The first step in the comparative study of languages ​​is the identification of vowel and consonant sound. Think it Italian dialects, particularly those in the south: they have a huge variety of sounds. For example, the dialect of Foggia (my hometown) has 14 voice against 7 of the Italian language (distinguishing the open vowels from closed ones). Similarly the Italian voiceless consonants, such as p, k, t, after the nasal m and n are transformed into foggiano in b, g, d.

Therefore, after having determined, where possible, association between vowel sounds, consonant sounds and syllabic sounds (defined as mixed groups of consonants and vowels), the second step is the identification of the “roots” of words. The root is generally constituted by a group of 2 or more consonants and vowels which form the shell, the skeleton of many words that rotate around that concept. Eg. the Italian roots “am” is associated with the concept of  “love” and is the basis for the conjugation of the verb “to love” and many nouns, adjectives, and other words derived (inn-am-orarsi, …).

The third step is the identification of affixes (prefixes, suffixes) that give an added value to the root which they apply.

Done everything, you can switch to a comparative analysis with the use of concordances and taxonomy (a mathematical discipline that allows us to classify a set according to the distribution around some parameters. In practice, in order to study the relations between the languages, you must have a “data-base” of their words, choose a root and calculate the occurrences of the root in all the words available. The higher the frequency, the greater the probability of relationship between languages. To date, the taxonomy is based on a two-dimensional analysis (presence of each root individually in all words). An analysis not yet proven (to my knowledge) could be “the multi-dimensional data analysis” in which they could compare the set of roots with the set of all words of the language being studied. This type of analysis would highlight similarities and relationships today only guessed, but not demonstrated.

With the aid of taxonomy Greenberg and Ruhlen have shown that the 5000 languages ​​spoken today are related to each other: twelve language families in all. Find here the classification of Rhulen

African languages​​:
1. Khoisan (in the south)
2. Nigero-Kordofanian (mostly in the center)
3. Nilo-Saharan Africa (in the areas of the Nile and the Sahara)
4. Afro-Asiatic (in the north and in the Arabian Peninsula)

Eurasian languages​​:
5. Dravidian (south-eastern India, Sri Lanka, areas of Pakistan, Nepal, Bangladesh, Afghanistan)
6. Cartvelico (Georgia)
7. Eurasian (almost all of Europe, most of Asia, northern areas of America)
8. Dené-Caucasian (Basque Country and an area of the Caucasus)

The languages ​​of Southeast Asia and Oceania:
9. Indo-Pacific
10. Austrico
11. Australian

The American language:
8. Dené-Caucasian (Canada, Arizona)
12. Amerindian (the rest of the continent)

But more than that: they have identified a relationship between all of these 12 families, supporting the hypothesis, no longer remote, of a common origin of all languages ​​of the world, as well as Cavalli-Sforza has demonstrated from the genetic point of view.

Suggested Books: Ruhlen: L’origine delle lingue [Adelphi]

Images from the Internet

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