SIRIA. EBLA. An empire carved in the clay. Un impero inciso nell’argilla.

Note: Those who have difficulty with Italian can read the post in English below pictures.

Chissà quanti conoscono EBLA. Credo non siano molti. Eppure anni fa furono molti gli interventi televisivi cui parteciparono gli artefici di questa bella pagina dei nostri archeologi e linguisti. All’epoca io ero responsabile della gestione del Centro di Calcolo Interfacoltà dell’ Università “La Sapienza” di Roma. In quella mansione venni in contatto con gran parte dei presidi delle diverse Facoltà dell’Ateneo, con i quali intrapresi diverse ricerche, sia nel campo scientifico, sia nel campo umanistico.

E veniamo ora alla storia.

La città di Ebla. Negli anni ’60 Paolo Matthiae, docente di archeologia all’Università di Roma “La Sapienza”, su mandato dell’Università di Roma, andò in Siria per effettuare degli scavi. Dopo un sopralluogo di circa un anno, Matthiae decise di scavare proprio nel punto giusto, il Tell Mardikh, un tell ad occidente della Mesopotamia, in una regione che, a detta degli esperti di allora, non era stata raggiunta dalla cultura della Mesopotamia, tanto che i pochi reperti archeologici privi di iscrizioni lasciavano presagire che fosse una regione in cui la scrittura stessa fosse sconosciuta. Gli scavi cominciarono nella seconda metà degli anni ’60, ma solo nel 1975 Matthiae si rese conto di aver trovato la città di Ebla, città fino ad allora considerata mitica. Prima del suo ritrovamento, infatti, le attestazione di esistenza di una città chiamata Ebla provenivano da iscrizioni di Sargon e di Naram-Sin, entrambi re Accadi. Ma non si aveva nessuna idea di dove fosse questa città della Siria, né tantomeno della grandezza del suo impero. La città si trova nella Siria settentrionale, e risale all’inizio del 3° millennio a.C. . Ebbe il suo massimo splendore intorno al 2500 a.C. , quando la città, trovandosi in una posizione estremamente strategica per il commercio con i paesi limitrofi, raggiunse la dimensione di quella che oggi definiremmo una metropoli. Anche se il cuore (oggi diremmo “il centro”) non ospitava più di 30.000 persone (cifra di per sé già ragguardevole) in realtà essa con la sua periferia, il “banlieu” detto alla francese, raggiungeva almeno le 300.000 unità e forse, nel massimo splendore anche 500.000 persone. La città fu prima conquistata da Sargon, poi distrutta da Naram-Sin 100 anni dopo, infine distrutta definitivamente dagli Ittiti nei primi anni del 1600 a.C. Ebla ebbe rapporti commerciali con la Mesopotamia, l’Iran e l’Afghanistan a est, con l’Egitto a sud, e con tutte le altre popolazioni della zona.

Il Palazzo Reale. Nel 1974 venne finalmente alla luce il Palazzo Reale. L’importanza enorme di questo palazzo non consiste nella sua architettura, quanto nella presenza in esso di diverse “biblioteche” (se così possiamo chiamarle) in cui erano custodite alcune decine di migliaia di tavolette d’argilla incise con segni cuneiformi. Si trattava dunque di uno dei più ricchi ritrovamenti archeologici conosciuti, anche perché era esterno all’area mesopotamica, dove si trovavano i principali archivi del 3° millennio a.C. : Mari, Nippur, Fara, Lagasc, Uruk e Ur.

Le tavolette. Erano in argilla, e dovevano essere incise quando l’argilla era ancora fresca. Lo “scriba”, vale a dire colui che incideva la tavoletta, era una persona di grande prestigio personale (pochi infatti conoscevano l’arte della scrittura). Egli era consapevole di dover incidere con grande velocità, prima che l’argilla diventasse solida del tutto. La tavoletta veniva incisa da una “penna” costituita da uno stilo terminante con una punta metallica di tipo triangolare, che lasciava un segno simile ad un cuneo. Da qui il termine di “scrittura cuneiforme”. La dimensione delle tavolette variava da estremamente piccole (2 cm) a molto grandi (35 cm), tonde o rettangolari. La tavoletta veniva incisa sulla parte anteriore (recto) e sulla parte posteriore (verso), e talvolta anche sui dorsi laterali. Se la tavoletta era grande, l’incisione dava un buon risultato iniziale, perché il cuneo affondava bene nell’argilla, ma, man mano che lo scriba procedeva, il segno diventava sempre più superficiale, fino a creare qualche problema di lettura agli studiosi odierni.

I testi di tipo letterario e lessicale. L’elenco che segue spiega da solo l’importanza di questi testi:

a) Testi storici della dinastia di Ebla

b) Ordinanze del Re, editti, lettere di Stato

c) Bollettini militari

d) Elenchi di paesi e città sottomesse

e) Trattati internazionali

f) Testi giuridici: contratti di compravendita, divisione di beni, prestiti

g) Esercizi scolastici

h) Lista delle parole sumere

i) Lista degli animali conosciuti (pesci, uccelli … oggi quasi tutti estinti

j) Lista dei tipi di frumento (si conoscevano 22 tipi di grano, mentre oggi non sono più di 4 o 5)

k) Lista delle professioni

l) Lista dei nomi di persona

m) Liste di oggetti di ogni natura

n) Lista dei numeri

o) Etc……………

I testi di tipo commerciale. Ma ciò che ha reso più felici gli archeologi è stato il fatto che la maggior parte delle tavolette fossero testi di tipo economico-amministrativo, “transazioni” di scambi commerciali con i paesi con i quali intrattenevano rapporti. Ci sono pervenuti elenchi di razioni di pane, birra, vino, olio, carne ovina e suina, razioni di fabbisogno quotidiano e mensile per la famiglia reale, per i funzionari dello Stato e per i cittadini. Da tutto questo e dalle dimensione degli scavi è stato possibile determinare la quantità della popolazione eblaita. I rapporti commerciali erano di due tipi: di scambio (baratto) e di compravendita. In questi ultimi si usava come moneta l’argento e l’oro, nel rapporto di 5 a 1.

Un po’ di storia delle civiltà. Vale qui forse la pena di ricordare che le prime civiltà degne di questo nome si svilupparono proprio in Asia Minore, cioè nella Mesopotamia (Sumeri, Babilonesi, Assiri), nella limitrofa zona ad ovest (Eblaiti), a sud nella odierna Palestina (Filistei, Ittiti) e molto più a sud in Africa con l’Egitto. Ciò fu dovuto alla presenza dei fiumi Tigri ed Eufrate in Asia Minore e del Nilo in Africa, con la sola differenza che il Nilo era molto stabile e con le inondazioni e poi con il ritiro delle acque, rendeva sempre fertile la terra lasciando il limo, mentre in Asia Tigri ed Eufrate erano soggetti a raffiche di vento che non rendevano tranquille le popolazioni della zona. Malgrado quindi queste differenze l’acqua dei fiumi fece ergere queste popolazioni al livello della “civiltà”. A proposito di acque dei fiumi, una leggenda narra che Sargon, Re degli Accadi, conquistatore e distruttore del regno unito delle città sumere a cavallo del 2300 a.C., nacque da una sacerdotessa che, non potendo tenerlo con sé, lo mise in una cesta di vimini e abbandonò il cesto sulle acque di uno dei due fiumi della Mesopotamia. Un contadino trovò la cesta e salvò il futuro Re degli Accadi. Vi ricorda niente questa storiella? Mosé, la Bibbia, il grande Esodo? Molti sono i miti copiati a piene mani nella storia.

La lingua eblaita. Ancorché i segni usati per scrivere, le tavolette, la foggia delle stesse e le modalità della scrittura (ad es. le “colonne”, come in un giornale dei tempi nostri) fossero del tutti identici a quelli delle civiltà mesopotamiche contemporanee ad Ebla, tuttavia la lingua era diversa dal sumero e dall’assiro. La lingua è stata decifrata dal prof. Giovanni Pettinato. Come tutte le lingue semitiche, l’eblaita è una lingua “flessiva”, cioè una lingua in cui la singola parola possiede una “radice” e questa si flette mediante un suffisso (pensate alla declinazione e alla coniugazione, al singolare e al plurale, al maschile e al femminile, che sono i sistemi attuali di flessioni delle radici). Le lingue flessive sono di natura indo-europea e si differenziano dalle lingue “agglutinanti” in cui una parola viene composta attaccando davanti e dietro (prefisso e suffisso) una o più parole diverse (pensate alle lingue anglosassoni, in particolare il tedesco).

Qualche anno dopo il ritrovamento degli archivi reali (1974-1976), nel 1978, il prof. Giovanni Pettinato (docente di assiriologia all’Università di Roma, al seguito della spedizione di Matthiae in qualità di esperto linguistico, e successivamente “ordinario” della cattedra) mi chiese se io fossi interessato a lavorare sui testi sumerici con l’obiettivo di redigere un vocabolario della lingua sumera del terzo millennio a.C. Una ghiotta occasione che non mi lasciai sfuggire, ed è questo il motivo per cui io sono a conoscenza di tutti questi fatti riguardanti Ebla e i Sumeri. Il nostro lavoro fu molto apprezzato e ritenuto fondamentale dagli studiosi americani, inglesi, francesi e tedeschi.

Tornando alla lingua eblaita, il professor Pettinato ebbe un gran bel da fare a decifrarla. Mi raccontò il seguente aneddoto un giorno in cui ero andato a trovarlo a casa sua casa a Roma: “Un giorno, dopo tanti giorni passati a guardare una tavoletta che non riuscivo ad interpretare, mi alzai di buon’ora, mi misi alla scrivania e ricominciai a guardarla. Ad un certo punto, il sole era appena sorto, entrò dalla finestra un raggio di luce che illuminò la tavoletta con una angolazione tale da mettere in evidenza un segno che non ero mai riuscito a vedere in precedenza. Fu quella luce a darmi la possibilità di decifrare la lingua”.

Come ho detto sopra, ricordo che il segno è una incisione nell’argilla, e che l’incisione può essere più profonda e quindi meglio leggibile, o meno profonda e quindi talvolta poco visibile. Pettinato è stato il primo decifratore della lingua. E’ purtroppo deceduto l’anno scorso, lasciando un vuoto tra gli accademici, tra quelli che l’hanno amato e quelli che l’hanno contestato. A lui dedico questo mio ricordo. Grazie Giovanni.

Il titolo del post “Ebla, un impero inciso nell’argilla” è il titolo di un libro di Pettinato, edito da Mondadori nel 1979. Questo libro non è più in vendita perché incompleto, alla luce dei successivi ritrovamenti e delle successive interpretazioni dei testi delle tavole. Il libro mi fu regalato dallo stesso Pettinato e mi è stato molto utile per redigere questo post e per presentare queste immagini.

 Fig. 1 L’Acropoli

 Fig. 2 Il Palazzo reale

 Fig. 3 Giovanni Pettinato

Fig. 4 Lo sterro

EBLA. An empire carved in the clay. I wonder how many know EBLA. I think not many. But years ago there were many interventions in television attended by the makers of this beautiful page of our archaeologists and linguists. At the time I was responsible for the management of the “Inter-faculties Computing Centre” of the University “La Sapienza” of Rome. In that job I got in touch with most of the deans of various faculties of the University, with which I undertook several studies both in the scientific field, both in the humanities. And we come now to the story.

The city of Ebla. In the ’60s, Paul Matthiae, professor of archeology at the University of Rome “La Sapienza”, on behalf of the University of Rome, went to Syria to carry out excavations. After an inspection about one year, Matthiae decided to dig just in the right place, the Tell Mardikh, a tell to the west of Mesopotamia, a region which, according to experts, was not reached by the culture of Mesopotamia, and that the few archaeological remains, free of inscriptions, presaged a region in which the writing itself was unknown. The excavations began in the mid 60s, but only in 1975 Matthiae realized he had found the city of Ebla, a city at that time considered mythical. Before his discovery, in fact, the proof of existence of a city called Ebla has been found only in inscriptions of Sargon and Naram-Sin, both Akkadian kings. But nobody had an idea where this city of Syria could be, nor the size of his empire. The city is located in northern Syria, and dating from the early 3rd millennium BC . It reached its peak around 2500 BC, when the city, being in an extremely strategic position for trade with neighboring countries, reached the size of what we today would call a metropolis. Even if the heart (today we would call “the center”) not house more than 30,000 people (already impressive number in itself) in reality it with its suburbs, the “banlieue” said in French, reached at least 300,000 units and perhaps even 500,000 people. The city was first conquered by Sargon, then conquered and destroyed by Naram-Sin 100 years later, then finally destroyed again by the Hittites in the early years of 1600 BC Ebla had commercial relations with Mesopotamia, Iran and Afghanistan to the east, and Egypt to the south, and with all other peoples of the area.

The Royal Palace. In 1974 came out from the ground the “Royal Palace”. The enormous importance of this building is not in its architecture, as in the presence therein of different “libraries” (if we may so call them) where they were kept tens of thousands of clay tablets inscribed with cuneiform signs. So it was one of the richest archaeological finds known, because it was outside the area of Mesopotamia, where they were the main archives of the 3 rd millennium BC : Mari, Nippur, Fara, Lagasc, Uruk and Ur.

The tablets. They were made of clay, and had to be incised when the clay was still wet. The “scribe”, namely the one that affected the tablet, was a man of great personal prestige (in fact, few knew the art of writing). He was aware of having to affect with great speed, before the clay to become completely solid. The tablet was carved by a “pen” consisting of an rod terminating with a metal tip of the triangular type, which left a sign similar to a wedge. Hence the term “cuneiform” (i.e. the form of a wedge). The size of the tablets varied from extremely small (2 cm) to very large (35 cm), round or rectangular. The tablet was carved on the front (recto) and back (verso), and sometimes also on the four thickness. If the tablet was large, the engraving gave a good initial result, because the wedge sank well into clay, but, as the scribe proceeded, the sign became increasingly shallow, and even create some problems reading for scholars today .

Literary and lessical texts. The following list explains itself the importance of these texts: a) Historical Texts of Ebla dynasty b) Orders of the King, edicts, letters from State c) Military bulletins d) List of countries and cities conquered e) International treaties f) Legal texts: contracts of sale, division of assets, loans g) Scholastic exercises h) List of Sumerian words i) List of known animals (fish, birds … now almost all extinct) j) List of all types of wheat (22 types of grain known at that time, while today they are not more than 4 or 5) k) List of Occupations l) List of Personal names m) List of Objects of any kind n) List of numbers o) …………… Etc

Texts of a commercial nature. But what made happiest the archaeologists was the fact that most of the tablets were of an economic-administrative type, “transactions” of trade with countries with which Ebla had relations. We have received lists of rations of bread, beer, wine, oil, beef and pork, and monthly rations of daily requirements for the royal family, for state officials and citizens. From this and from the size of the excavation has been possible to determine the amount of the population of Ebla. Commercial relations were of two types: exchanges (barters), and sales. They used as coin silver and gold, the ratio of 5 to 1.

A little ‘history of civilization. That is perhaps worth mentioning here that the first civilization worthy of this name developed in Asia Minor, that is, in Mesopotamia (Sumerians, Babylonians, Assyrians), in the neighboring area to the west (Ebla), south into present-day Palestine (Philistines, Hittites) and much further south in Africa with Egypt. This was due to the presence of the Tigris and Euphrates rivers in Asia Minor and the Nile in Africa, the only difference being that the Nile was very stable, with the floods and then the water receded, she became the fertile land, leaving the silt, while in Asia the Tigris and Euphrates rivers were subject to gusts of wind that made the population of the area very apprehensive. Despite these differences, the river water did erect these populations to the level of “civilization”. About the rivers of Mesopotamia, a legend says that Sargon, King of Akkad, conqueror and destroyer of the united kingdom of the Sumerian cities at the turn of 2300 BC, was born of a priestess who, unable to keep him, put him in a basket wicker and left the basket in the water of the river. A farmer found the basket and saved the future king of Akkad. Remind you of anything this story? Moses, the Bible, the great Exodus? Many myths are copied by the handful in history.

The language of Ebla. Although the signs used to write, tablets, and the style of the same, the modality of writing (i.e. the “pillars”, as in a newspaper of our time) were all identical to those of the Mesopotamian civilization contemporary at Ebla, however, the language was different from the Sumerian and fron the Assirian. The language was deciphered by Prof. Giovanni Pettinato. Like all Semitic languages, the language of Ebla is “inflectional”, i.e. a language where the word has a “root” that flexes with a suffix (think of the declination and conjugation, singular and plural, male noun or feminine noun, among the other current systems). The inflectional languages are Indo-European languages and differ from “caking” in which a word is made by attaching to the front and/or to the back (prefix and/or suffix) one or more different words (think of the Anglo-Saxon languages, especially German).

A few years after the discovery of the royal archives (1974-1976), in 1978, prof. Giovanni Pettinato (Professor of Assyriology at the University of Rome, following the shipment of Matthiae as a language expert, and later on “ordinary” chair) asked me if I was interested in working on Sumerian texts with the aim of drawing up a vocabulary of Sumerian language of the third millennium BC. A wonderful opportunity that I catched, and this is why I know all these things about Ebla and Sumers. Our work was much appreciated and considered crucial by American scholars, English, French and German.

Coming back to the language of Ebla, Professor Pettinato had a large enough to do to decipher. He told me the following anecdote a day when I visited him at his home in Rome: “One day, after many days of watching a tablet that I could not understand, I got up early, I got to the desk and started to watch it. At some point, the sun had just risen, came through the window a ray of light that lit up the tablet with an angle as to bring out a sign that I could never see before. That light gave me the opportunity to decipher the language.

As I said above, remember that the sign is an incision in the clay, and that the incision may be deeper and more readable, or not so deep and sometimes barely visible. Giovanni Pettinato was the first decoder of the tongue. Unfortunately he died last year, leaving a gap between academics, between those who loved and those who have objected. To him I dedicate this post. Thanks Giovanni.

The title of the post “Ebla, an empire inscribed in clay” is the title of a book by Pettinato, published by Mondadori in 1979. This book is no longer for sale because it is incomplete, because of subsequent findings and subsequent interpretations of the texts. The book was donated to me by himself, and was very helpful to me for this post and for the images.