Natura in Sardegna.

Natura in Sardegna.

Una piccola digressione sulle bellezze naturali della Sardegna.

Le Prigionette

Siamo sempre ad Alghero, sulla strada che porta a Capo Caccia.  Nel Parco forestale di Alghero (Le Prigionette) , oltre ai daini e cinghiali nei boschi, ai grifoni nel cielo, ai cavalli nei prati, troverete anche gli asini albini. Sono originari dell’isola dell’Asinara. Non si trovano altrove al mondo. Alcuni esemplari  furono portati in questo Parco. L’asino, diciamolo pure, non è un bell’animale, a differenza di suo cugino il cavallo. Un cavallo ci affascina sempre, l’asino lo guardiamo appena, anche nella consapevolezza che non sono più tanti ed è una razza in estinzione. E poi tira calci a tradimento, mentre sta facendo finta di girarti le spalle per andarsene. In realtà non è lui che vuole andarsene, ma vuole che tu te ne vada a quel paese. Dunque è antipatico. Poi entri in questo parco e ne resti ammaliato: occhi azzurrissimi, pelo bianco e un po’ giallo, insomma un animale che non è l’asino, ma un’altra cosa. Affabile, ti si avvicina, si fa accarezzare, si fa fotografare, insomma è contento di vederti. L’avreste mai detto? Insomma te ne innamori. Quasi ogni volta che vado in Sardegna vado a trovarli. E mi piace credere che mi riconoscano. [ Chissà. Siamo ai margini della realtà, ma se pensiamo che la religione (e non vorrei, lungi da me, offendere nessuno) ha il compito di portarci ai confini della realtà (anzi oltre), là dove termina la scienza ed inizia un mondo fantastico (nel senso della fantasy) cui l’umanità deve aggrapparsi per avere un futuro dopo la morte in cui credere, allora tutto è lecito, anche pensare che l’asino mi riconosca. Scusate la digressione, a volte mi lascio trasportare.]

Dunque dicevo: che animali fantastici ma reali. Sembrano usciti da un cartone della Walt Disney, dove Jumbo (oggi diremmo Giarda) vola, il Leone è l’unico Re, la Bestia balla con la Bella.

Andate a trovarli, venendo da me ad Alghero, e capirete.

Sempre nel Parco delle Prigionette, dopo una gradevole passeggiata, si arriva a quella che io definirei  “la fine del mondo”. Intendo dire che la “terra” sotto i tuoi piedi è finita, davanti a te si apre un baratro immenso, inimmaginabile, il cosiddetto orrido:  le “falesie” del “Monte Timidone”.  Io credo che neanche le famosissime “scogliere di Dover” possano minimamente paragonarsi alle falesie di Alghero. Io non so quanto siano alte, ma sono molto impressionanti. Per  un po’ resto sbalordito, senza parole, poi ti riprendi e cominci a scattare foto, una, due, cento, mille. Non ti stancheresti mai di farlo. Quante volte sono andato a vederle.  D’estate come d’inverno. D’estate, quando il mare è in stato di “calma piatta” ti siedi sul precipizio, sfidando la forza di gravità, e rimani in contemplazione davanti a quella bellezza vergine e incontaminata . D’inverno, quando il mare si scaraventa contro le falesie, con la schiuma sulla bocca per la disperazione di voler sopraffare qualcosa che sembra più forte di lui, resti letteralmente incantato, stregato da quello sciabordio che imita il canto delle sirene di Ulisse. Uno spettacolo che intender non lo può chi non lo prova.

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Godetevi le foto (tutte personali). A proposito: io sono il fotografo, non quello che sta accarezzando gli asini. A presto.

(P.S. Forse chiederò al Comune di Alghero qualche riconoscimento per la sponsorizzazione della zona. Hai visto mai).